Lavoro con atleti, squadre e società sulla parte mentale della prestazione: dalla costruzione del gruppo a inizio anno alla gestione della pressione nei momenti che contano.
Il punto di partenza è lo stesso. Cambia il contesto, e cosa serve davvero.
Lavoro con atleti di sport individuali e di squadra sulla preparazione mentale della performance: dalla gestione dell'ansia da prestazione al reset dopo un errore, fino al percorso di crescita nel tempo.
Pensieri che girano, sonno che non arriva, tensione che si accumula prima ancora di scendere in campo. Il sistema nervoso resta acceso anche quando servirebbe spegnerlo, indipendentemente da quanto ci si è preparati tecnicamente.
Dopo uno sbaglio la fiducia scende in fretta, e quell'errore resta in testa più a lungo di quanto dovrebbe. Portarselo dietro nello scambio successivo è quello che lo trasforma da episodio isolato in una serie.
Sotto pressione la mente comincia a controllare movimenti che di solito escono da soli, allenati per anni. Ed è proprio quel controllo in più a irrigidire il gesto.
Senza una ragione tecnica chiara, la sensazione cambia da una partita all'altra. Spesso è la parte mentale ad aver bisogno dello stesso allenamento costante di quella fisica.
Dopo un infortunio il corpo recupera secondo tempi misurabili. La fiducia segue un percorso suo, più lento, e la paura di ricadere può frenare movimenti che prima erano automatici.
Una giornata difficile, una preoccupazione che non c'entra con lo sport: a volte si presenta comunque nel momento sbagliato, proprio quando servirebbe lucidità.
Non serve parlare di tutto questo insieme. Serve andare a fondo su quello che oggi blocca davvero la prestazione.
Metà del lavoro mentale lo fai prima ancora di entrare in campo.
La mentalità vincente ti permette di sbagliare senza subirlo.
Il tennis è uno sport mentale. Le piccole cose nella testa fanno la differenza.
Se inizi a pensare a chi vincerà, hai già perso la concentrazione.
Tutto comincia dalla consapevolezza.
Lavoro con squadre, staff tecnici e società su comunicazione, gestione della pressione e cultura del gruppo, dal settore giovanile alla prima squadra.
Un ingaggio, un posto in rosa, un ruolo chiave: se un giocatore si irrigidisce nei momenti decisivi, la società ha comunque sostenuto il costo pieno. Un presidente o un direttore sportivo vede il risultato, raramente ha gli strumenti per leggere cosa succede prima che diventi un problema visibile.
Il passaggio da allenamento a gara non è automatico. Quando manca, la causa va spesso cercata in quello che succede nel gruppo sotto la pressione della partita vera, più che nella tecnica.
La preparazione fisica moderna considera il recupero parte dell'allenamento. Il recupero mentale tra un impegno e l'altro, quasi sempre, resta ignorato.
Anni di formazione, struttura, tempo dello staff: quando un ragazzo abbandona per pressione o ansia, quell'investimento si perde prima di rendere.
Il rapporto tra allenatore e squadra ha un impatto formativo diretto sul clima e sui risultati, prima ancora della tattica.
Nel settore giovanile in particolare, il modo in cui i genitori parlano prima e dopo la partita ha un impatto diretto sui ragazzi. Serate formative con le famiglie fanno parte del lavoro con la società.
Si parte da uno o due temi alla volta, non da tutti insieme.
Nella stagione 2023-24 ho seguito una squadra di Serie C, il Migliarino Volley, insieme a una collega psicologa. Abbiamo lavorato su valori condivisi, ruoli, sabotatori mentali nei momenti di pressione e obiettivi di squadra, con esercizi in palestra e a casa. La squadra è arrivata alla finale playoff.
L'impegno individuale verso uno sforzo di gruppo è quello che fa funzionare una squadra, un'azienda, una società.
Il talento vince le partite, ma il gioco di squadra e l'intelligenza vincono i campionati.
Le buone squadre diventano grandi quando i membri si fidano abbastanza da mettere da parte l'io per il noi.
È incredibile cosa si può realizzare se non ti interessa a chi va il merito.
Nessuno di noi è intelligente quanto tutti noi insieme.
Ho sviluppato un percorso che utilizzo anche con leader e team internazionali, adattato allo sport. Uso strumenti diversi, tra cui assessment individuali e di squadra, per capire dove intervenire e ottimizzare la performance.
Non offro soluzioni pre-confezionate o immediate. La testa si allena come il corpo, con pratica costante.
Sono Marco Valentini, mental coach professionale certificato, con un background che include un master in Human Performance e Pedagogia dello Sport. Ho giocato a pallavolo a livelli competitivi per più di dieci anni, inclusa una stagione nella lega nazionale finlandese. So cosa significa affrontare un punteggio contro, un errore che pesa, una squadra da tenere insieme quando le cose si complicano.
Sono stato capitano delle mie squadre: conosco le dinamiche di spogliatoio, la gestione della vittoria e della sconfitta, cosa serve a un gruppo per reggere sotto pressione.
30+ anni in contesti di squadra, tra sport agonistico e leadership internazionale.
Da quindici anni lavoro con leader e team internazionali, in tre lingue, portando strumenti concreti basati sulla gestione del sistema nervoso, del respiro, del corpo e della mente come sistema unico. Oggi porto lo stesso lavoro nello sport.
Dagli archivi: gli anni da agonista
Quattro aree di lavoro. Cosa serve davvero, in che formato e per quanto tempo, si decide insieme in base al contesto.
Gestione della pressione, reset dopo l'errore, costruzione di routine stabili.
Dalla costruzione del gruppo (da gruppo a squadra) alla definizione del programma. Per esempio: valori e ruoli condivisi, obiettivi comuni, gestione della pressione nei momenti decisivi.
Cultura, comunicazione e metodo condiviso in tutta l'organizzazione.
Gestione delle emozioni, pressione sana, allineamento tra adulti coinvolti. Per esempio: serate formative con i genitori.
Una chiamata conoscitiva, senza impegno. Guardiamo insieme dove sei e se ha senso lavorare insieme.